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Sospendiamo

Purtroppo dobbiamo sospendere la scrittura su questo blog. Al momento ci stiamo dedicando ad un altro progetto che sta assorbendo il 110% delle nostre energie, senza contare il lavoro, fidanzate, amici, ecc. ecc. Non siamo particolarmente contenti di sospenderlo, ma siamo contentissimi di farlo per promuovere il nostro primo libro che si intitola:

"Con Tutto il Cuore"

Sarà in libreria dal 10 febbraio, edito da Baldini Castoldi Dalai.

Ciao

Il Battesimo del Mare (Parte Prima)

Il tramonto, onde di luce soffici che avvolgono l’atmosfera.

Dietro di me il sole che va a nascondersi rincorrendo altri fusi orari, davanti a me il Mar Rosso e il Sinai che si colora di rosa. Il mare piatto, le razze che giocano a rincorrersi, migliaia di pesci sotto i piedi che si preparano alla notte. Non so cosa faranno, dormiranno? Si cercheranno del cibo?

Mi stendo sulla piattaforma mobile, sento il lieve sciabordio del mare, sono solo e sto bene. Mi accendo una sigaretta e il calore sprigionato dall’accendino è ancora simile a quello del sole che batte i suoi ultimi raggi sulla mia schiena. Fa caldo ad agosto, qui. Magari anche 48 gradi, ma non li senti.
O, almeno, io non li sento.


Sento dei passi dietro di me, il portello che custodisce l’attrezzatura da sub viene aperto, i pesi buttati dentro. Mi infastidisce questo rumore, entra con troppa violenza in un momento di assoluto abbandono alla bellezza della natura.

Sono in pace e lo sono Con Tutto il Cuore, e non mi capita spesso di esserlo.

Intanto il sole sfuma ancora di più, il mare perde le sue tonalità e diventa un po’ più scuro anche se al largo continua a rimanere blu cobalto. La penisola del Sinai saluta il giorno trascorso, l’ombra la avvolge e anche lei cambia colore e diventa un marrone più scuro.


Tutto in pochi istanti, come è mutevole la vita.

Sento la presenza di Dio anche se non lo vedo, la sento nei miei piedi immersi nel mare di pochi centimetri, la sento nel soffio caldo del vento del deserto, la ascolto nel lieve frullare di ali di qualche gabbiano, la immagino nei pesci di tutti i colori, che ora senza più il sole diventeranno grigi, e poi neri. Ma so che domani li ritroverò.

“Disturbo?”
“Ciao Mohammed, no non disturbi, stavo guardando il tramonto”
“Uhm, hai l’aria molto assorta anche stasera, è da qualche giorno che ti osservo. Tra qualche minuto, spenta la sigaretta, infilerai le pinne e la maschera e nuoterai lungo la barriera, poi devierai a destra e andrai nel blu, a trecento metri da qui. Lì ti sentirai al sicuro, vero?”, chiede Mohammed accendendosi anche lui una sigaretta.
“Sono così prevedibile? Comunque hai ragione, questo è il momento della giornata che preferisco. Mi sento in pace con me stesso, con il mondo. Tutto ha un senso e le preoccupazioni mi scivolano di dosso e le lascio tutte cadere là, nel blu, precipiteranno negli ottocento metri di fondale”.

Rimaniamo qualche minuto in silenzio, mentre le ombre si allungano ancora di più. Sotto di me, il mare è ancora cristallino, visibilità perfetta.
“Hai fatto qualche immersione oggi?”
“E me lo chiedi?”, Mohammed scoppia a ridere. “Oggi ho fatto un battesimo del mare, al parco marino di Ras Mohammed”.
“Battesimo del mare?”, chiedo io incuriosito.
“Si, non sai cos’è?”
“No”
“Beh, è molto semplice: ti infili tutta l’attrezzatura da sub, ma non devi fare nulla. Io ti prendo per la valvola della bambola e ti porto giù a otto metri, senza fretta, metro per metro. Tu devi solo respirare. Vuoi provarlo?”

Ma tu sei pazzo. Guarda, il pensiero di mettermi tutta quella roba addosso già mi opprime, e poi andare sott’acqua, no non fa per me, ho rischiato di affogare anni fa a Formentera, per anni non ho fatto il bagno se non dove toccavo. Quando mi vedi là nel blu con un fondale di ottocento metri, beh consideralo già un dono di Allah”.

Mohammed scoppia di nuovo a ridere, scoprendo tutti i denti bianchissimi.
“Ora devo andare, ma tu pensaci stanotte. Prova a sognare che cosa si prova quando ci si immerge”
“Non posso sognare una cosa che non ho mai neanche immaginato”, replico io.

Appunto”.
Si alza in piedi, mi saluta e con passi lenti se ne va. Io infilo maschere e pinne e vado verso il blu e mentre la profondità del fondale aumenta sempre di più, non riesco a non pensare alle ultime parole di Mohammed.


(TO BE CONTINUED)

Altri prima di noi

Va bene, lo ammettiamo. Non abbiamo inventato noi il concetto di vivere con tutto il cuore. Ci sono stati altri prima di noi che ci hanno provato...

Mi recai nei boschi perché desideravo vivere come volevo io, affrontare solo i fatti essenziali della vita, e veder se potevo imparare ciò che aveva da insegnarmi, e non, giunto alla morte, scoprire di non aver vissuto. Non volevo vivere ciò che non era vita, la vita è cosi cara; né volevo praticare la rassegnazione se non fosse stato assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo della vita, robustamente come gli spartani e sgominare tutto ciò che non era vita, falciare un’ampia zona e raderla a zero, mettere la vita in un angolo e ridurla ai minimi termini, e, se si fosse dimostrata meschina, afferrarne l’intera e genuina meschinità e proclamarla al mondo; o, se fosse stata sublime, sperimentarlo direttamente ed esser capace di darne un vero resoconto nella mia prossima escursione. (
H. D. Thoreau)

Tutto è tuo, oh giovane che passi, entra nella sala del banchetto pensandoci. Non sgattaiolarci come preso dal dubbio se tu sia il benvenuto: il festino è per te! E non prendere solo un poco, rifiutando il resto con un timido grazie quando sei affamato. E’ viva la tua anima? Allora, che possa nutrirsi! Non lasciare balconi che tu non abbia scalato, ne' seni nivei che tu non abbia premuto, ne' teste d’oro di cui dividerne il guanciale, ne' coppe di vino, quando il vino sia dolce, ne' delizie del corpo o dell’anima. Tu morrai, non c’è dubbio, ma morrai vivendo in profondità azzurre, rapito e accoppiato, baciando l’ape regina, la Vita! (
E. L. Masters)

Timidi tentativi. Ma pur sempre un buon inizio. L'apoteosi arriverà tra qualche settimana e allora sì che si potrà assaporare veramente l'intensità di esistere con tutto il cuore!

P.S. Un consiglio. Thoreau è un po' pallosetto, ma l'
Antologia di Spoon River di Masters vale veramente la pena leggerla.

Un Giorno

Un giorno uscirò dalla depressione e da quest’ansia così paralizzante, volerò ovunque voglia e i miei pensieri saranno limpidi nel cielo blu.

Magari andrò a salutare i ragazzi di Barcellona e passeggerò per i corridoi degli uffici distribuendo copie di Con Tutto il Cuore in spagnolo (magari!).

Mi fermerò a guardare il mare e le stelle, camminerò sulla spiaggia e sarò sereno di vivere.


Un giorno vorrei avere una figlia, che mi piacerebbe chiamare Alice, e questo è il mio augurio che mi rivolgo in questo inizio di 2009.

Accendiamo un lumino, magari due, accendiamo tutte le luci del palcoscenico e danziamo al ritmo della vita.

Blackout

Sono tornato in campagna, in provincia di Varese per qualche giorno prima di ricominciare con la vita frenetica di Milano.

La casa calda, il camino acceso, un bel film, le luci di Natale accese in giardino.

All'improvviso, alle 8 di sera un black-out.
Penso che durerà poco, magari qualche decina di minuti.
Passano i minuti, poi un'ora.

Fuori fa freddo, ci sono 6 gradi sottozero e senza corrente anche il riscaldamento si spegne.
Passano le ore, comincia a fare freddo in casa.

Mezzanotte, e ancora niente luce.

Alimento il camino il più possibile per avere un pò di calore, qualche candela accesa qua e là.

Passano altre ore col timore che l'acqua geli nelle tubature, alle 4 finalmente torna la luce, riparte la caldaia e il riscaldamento.

Penso alle tante comodità che abbiamo, basta premere un tasto e piombi nel buio, poi qualcuno da qualche parte sistema il guasto e torna la luce, il caldo, il benessere.

Penso a come doveva essere non troppo tempo fa, quando la luce elettrica non esisteva, quando ci si scaldava col camino e le stufe, e si leggeva un libro alla luce di una candela.

Come dovevano essere diversi quei tempi. Migliori? Peggiori?
Non lo so, forse semplicemente diversi, fatti da cose semplici e utili. Tempi di praticità, non di lusso e consumo e frenesia e ostentazione come adesso. Tempi in cui la gente si conosceva per nome, viveva in piccoli centri dove ognuno sapeva tutto di tutti.
L'ho sperimentato io stesso il giorno di Natale, mentre facevo colazione al Caffè della Posta: tutti che si salutavano, che si scambiavano auguri, mi sono unito all'allegria generale, anche senza conoscere le persone che salutavo e regalavo sorrisi a sconosciuti, ricambiato.
Non come nelle grandi città dove se non stai attento ti rovesciano il caffè addosso e i camerieri neanche ti degnano di uno sguardo.

Stare davanti al camino così tante ore, al caldo, mi ha messo in uno stato di meditazione, quasi di trance, ipnotizzato dalle fiamme. Il buio intorno, ma un buio che non fa paura.


La mente si calma, i pensieri diventano più lievi e sottili, l'ansia si placa, un benessere mi ha pervaso per tutte quelle ore. E' stato bello.

Ora è giorno, c'è un bel sole, ma quel senso di pace davanti al camino lo porto con me, Con Tutto il Cuore.

Casablanca

Casablanca, Marocco.

Festa di capodanno da amici di amici marocchini. Una villa incredibile nella Beverly Hills di Casa (come chiamano Casablanca qui). Tantissima gente. Tutti rampolli delle famiglie industriali rientrati dalla Francia, dal Canada, dalla Spagna o dall'America dove hanno studiato e lavorato per fare esperinza.

C'e' un'orchestra marocchina dal vivo e un dj per la musica occidentale. Fuori, vicino alla piscina, si mangia e si beve. Alcol. Perche' nessuno si fa problemi a bere, fumare o vestirsi all'occidentale, senza alcun velo.

Quando la gente comincia ad andarsene e' ormai quasi l'alba. Rimaniamo in pochi, a chiacchierare in gruppetti sparsi. E' tempo dei discorsi seri, sul futuro, sui massimi sistemi, sulla politica.

Nessuno dei miei nuovi amici pensa che la democrazia sia il modo giusto di governare paesi ancora in via di sviluppo. Loro hanno un re, un re di qualli veri, quelli che decidono tutto loro. Dicono che la gente non e' pronta a prendere decisioni cosi' importanti come il voto, perche' sono in gran parte analfabeti.

Mi guardo attorno e penso che sia difficile giudicare dal di fuori. Ma mi resta un senso di disagio addosso. Ormai e' il nuovo anno, ma nel mondo, come da noi, le cose non sono ancora cambiate.

Nel mio piccolo mi impegnero' perche' il 2009 porti un po' di vero e necessario cambiamento. Buon Anno a tutti, con tutto il cuore.

P.S. Scusate gli errori di battitura, ma la tastiera francese e' impossibile da usare...

La Ragazza del Corso Garibaldi

Sono uscito a bere un caffè dopo pranzo, c'è poca gente qui a Milano, oggi, capodanno.

Fa freddo, umido, il tempo certo non invita a passeggiare per le vie del centro.
Mi sono incamminato per il Corso Garibaldi, un paio di coppie a passeggio, niente più.


Poi ad un tratto una ragazza che veniva nella mia direzione, capelli biondi e un cappotto blu, un'aria leggermente malinconica.

L'ho guardata e lei ha guardato me per un lungo istante, anch'io oggi credo di essere malinconico e un pò si vede.

Ci siamo incrociati, sfilati uno affianco all'altra in direzioni opposte, doveva essere straniera credo, aveva anche un senso di smarrimento.

Avrei voluto dirle ciao, oppure buon anno.

Invitarla a bere qualcosa di caldo, parlare della serata appena trascorsa, dei propositi e dei progetti per il nuovo anno.

Ridere e scherzare assieme, tramutare la malinconia in gioia di un inatteso incontro.

Poi magari darsi appuntamento per un cinema, o una cena, estendere le nostre coscienze, parlare di un viaggio e di una spiaggia lontana, e decidere di andarci.


Ma non sono riuscito a fare il primo passo, quel timido ciao che può cambiare completamente la prospettiva di una giornata o di una vita intera.
L'ho lasciata andare via, nella direzione opposta, seguita solo dal mio sguardo che si girava verso di lei.

Ciao ragazza del Corso Garibaldi.

Con Tutto il Cuore ti auguro un buon anno e prometto che la prossima volta ti fermerò, per salutarti e offrirti un caffè.

E poi chissà.

Tempo di Bilanci

Il 2008 non è stato un bell’anno per me, troppe vicissitudini negative hanno bagnato di pioggia e di freddo questo mio percorso. Un po’ come le Borse di tutto il mondo, se dovessi fare un bilancio di fine anno, direi che sono a meno 50% dai massimi. Ho perso valore, coraggio, determinazione.


Ma ho ritrovato alcune piccole cose: il piacere di stare con un amico a bere una cioccolata, il calore familiare, gli affetti veri che credevo inariditi e perduti e poi magicamente ritrovati. E’ un inizio, lo sento, come il germogliare di un seme che poi diventa pianta, coi fiori e i petali e un gradevole profumo dissolversi nell’aria, avvolgendo l’ambiente e le persone intorno.

Vorrei essere di più nel 2009, soprattutto più coraggioso, vincere questo senso di ansia che così spesso mi paralizza e mi mette in un angolo, mentre vedo sfilare davanti a me persone che partono e vanno a vivere, oppure che rimangono e vivono lo stesso.

Vorrei essere protagonista del film della mia vita, e non un semplice e, talvolta, apatico spettatore.


Vorrei essere come il mio amico Lionello, sempre pronto a rimettersi in gioco, magari con un po’ di paura, ma pronto ad accettare le sfide. Vorrei prendere un aereo come lui ha fatto e volare verso il Marocco, scoprire nuove città e panorami e persone, parlare con gli sconosciuti, perdermi e ritrovarmi nel deserto o nella folla. E' nel viaggio che sempre ho ritrovato la voglia di vivere, la gioia, il senso dell'avventura. Il non sapere dove dormirai o quando mangerai.

Vorrei vivere, semplicemente, Con Tutto il Cuore.

Il volontario

Il vetro è appannato dentro la piccola utilitaria e piove, ma non abbastanza per evitare che i tergicristalli gracchino ad ogni oscillazione. Al mio fianco il medico di turno continua a parlare, sono le tre e un quarto del mattino. Mi ha già raccontato dei centoventotto film che ha visto negli ultimi due giorni, tutti capolavori.

Mi chiedo perché.

Poi provo a rompere il monologo con una domanda: "Hai visto la conferenza stampa di Bush in Iraq? Ha schivato la scarpa alla grande, dev'essere abituato a gente che gli tira addosso di tutto..." Lo guardo regalandogli un sorriso di incitamento. Ricambia il sorriso, come si fa con passante un po' svitato, e riattacca con il suo monologo.

"Quarto piano" dice il paziente al citofono. Poi, abbassando la voce quasi a scusarsi, aggiunge "l'ascensore funziona con la chiave, ma io non ce l'ho." Il medico smoccola senza preoccuparsi di essere sentito. Dietro il portone si nasconde un dedalo di cortili, scale e ballatoi così lontano dalla Milano da Bere che conosciamo. Eppure così vicino. Metto un piede in una pozza lurida e unta e ci affondo fino alla caviglia. Puzza di cibo marcio.

Mi chiedo perché.

Ci apre una donna, bruttina, capelli unti, tuta di felpa e calzettoni. La casa è lunga e stretta, pulita e piena di roba. Fa un caldo soffocante, nonostante fuori ci siano solo un paio di gradi. "E' là in fondo" ci indica lasciandoci passare. Sul divano un bambino ci guarda spaventato con gli occhi enormi sul viso scuro e magro. Vorrei aprire la finestra per fare entrare un po' di aria fresca, ma non la trovo da nessuna parte. Il medico si inginocchia, gentile e premuroso. Alle mie spalle la donna sospira di sollievo e adesso un sorriso d'amore la fa sembrare quasi bella.

Mi ricordo il perché. Me lo ricordo con tutto il cuore.


Spazio...

Con tutto il cuore oggi è un loft.
Un materialissimo, consumistico
loft.
“Ma ancora dietro a questi immobili, tempo fa così modaioli, che ora nessuno vuole più?”. Direi di sì.
So che meno ci dedichiamo alla ‘materia’, più ci orientiamo ad un
buddistica assenza di desideri, meglio è, meno soffriremo e meglio vivremo, ma non posso farci niente: sono anni che i miei desideri, la mia passione ha la forma di un immobile industriale riadattato e quindi voglio sfogare su questo il mio bisogno di ‘materialità’.
Sono da sempre un sostenitore del detto, “il vero lusso è il
tempo”, a cui per completezza ho aggiunto anche lo “spazio”.

Sono dunque dell’idea che un orologio di sia un oggetto unico, una Lamborghini sia un auto fantastica, ma poi? Per carità, se uno può, i suoi soldi li spenda come vuole, ma per me è difficile essere felice perché porto al polso un gioiello che mi comunica che ore sono.
Concordo anche con chi mi dirà che vivere in un posto in montagna o al mare o chissà dove è un'altra cosa, rispetto ad un loft a
Milano. Ma se uno sceglie di vivere a Milano…beh, per me il loft è impareggiabile.



















Questo se non è un finto loft, se ancora si può respirare (e si potrà farlo anche dopo una ristrutturazione) quell’odore di lavoro che l’ha pervaso, se si possono ancora vedere le travi metalliche, i mattoni pieni arancioni, la luce che entra dai lucernari sul tetto…
Ebbene si, il mio cuore oggi batte per un banalissimo ma splendido loft.


La Voce

Vi ho visto, eravate lì, dietro le sbarre, nella gabbia. Come le bestie, peggio delle bestie.

Mi guardavate. Io, il vostro nemico, e voi, i miei nemici.


La gente intorno, tanta gente, assiepata nella zona del pubblico, a seguire l’evento. Non respiro e mi volto, vedo una mia amica, mi calmo. Persone vestite togate di nero, con i colletti bianchissimi, inamidati, lindi nella loro purezza, ed erano quattro, due per parte.

L’accusa e la difesa. Il bianco e il nero.

Muove il bianco, muove sempre per primo e apre di pedone, con un sussurro appena percettibile.


Un po’ più di voce, se riesce”, mi incita il gentile signore al
centro dell’enorme scranno ovale. Mi dà del lei, ma io sono appena più che un bambino. Ma la voce non c’è, soffocata nell’ansia e nella paura. Potrebbe essere un interrogatorio o un colloquio di lavoro, o una riunione particolarmente importante.

La voce va e viene e le persone sedute intorno al gentile signore mi guardano con occhi di partecipazione, non si commuovono perché ne hanno sentite tante, troppe, e troppo brutte. Ma li vedo partecipi del mio
panico.

La voce si alza, incomincia ad elencare orari, fatti, parole dette e sentite. Con precisione, chiarezza. Dura e tagliente, spietata e affilata come un rasoio non dimentica nulla. La voce continua, parla dei calci e dei pugni che ha ricevuto, degli insulti, del cibo sputatogli in faccia, spalmatogli addosso. Lo schifo.

Con la rabbia che aumenta ad ogni parola, ad ogni sillaba sale in modo esponenziale, senza limiti, senza più freni travolge tutto e tutti.


Poi la voce si spezza, compare una
pistola carica e con colpo in canna, puntata alla mia tempia. E’ un'automatica, nelle mani di una mano tremante, troppo tremante. La mano di un drogato di eroina in crisi di astinenza non è mai molto ferma. C'è anche un coltello affilato, premuto sulla mia gola, un rivolo di sangue mi scorre sotto il mento e poi giù sul petto. Lo sento scorrere caldo e vischioso.

Un’altra voce al di là della cornetta, rassicurante come quella del signore gentile al centro dello scranno, in un istante preoccupata, ma poi ritorna normale, rassicurata dalle mie parole.

Click!

E poi…e poi la voce si rompe.

Un filo molto lungo, decine di metri di filo per tende, filo in nylon, quello che ti sega la carne in profondità, quello che brucia e ti lascia le cicatrici.

Per sempre. E che per sempre ti lega ad una sedia.

E poi la voce prende forza, ancora una volta, ed è l’ultima, e chiede aiuto. Al telefono.

E, infine, quasi con dolcezza, la voce si riduce ad un sussurro e un secondo prima di spegnersi del tutto, vi dice forte e chiaro: scacco matto, e vaffanculo.

E ve lo dice
Con Tutto il Cuore.

All black?




Cosa significa oggi per me “con tutto il cuore”. Oggi rappresenta due paroline, straniere ma semplici: New Zealand.
Una conoscente si è trasferita lì per 6-12 mesi e mi sono chiesto se non potrei farlo anch’io.
Bene, la risposta è che sarebbe decisamente complicato, ma si potrebbe fare.
Cosa cerco in particolare? Niente per la verità. Mi piacerebbe fare
un’esperienza che mi arricchisca, vivere per un po’ una nuova vita, che mi dia degli stimoli diversi. Ci tengo a sottolineare un punto: non ho detto migliori o peggiori, solo diversi.


Un paese relativamente piccolo, ricchissimo di natura, dove la gente non vive ‘uno sopra l’altro’, dove i ritmi sono differenti (non fosse che per il fatto che si vive a testa in giù), i costi sono ragionevoli, soprattutto per un paese ‘occidentale’, la mentalità è decisamente internazionale (con qualche deciso limite un po’ fascista sui limiti all’immigrazione).





La sensazione è che la mia vita sia ricca, ma le esperienze siano per lo più ripetitive e che sia quindi difficile ‘metterci tutto il cuore’. Sono d’accordo con chiunque mi muoverà la critica si possono trovare mille stimoli, anche sotto casa propria (vedere il libro di Micol Beltramini, “101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita”, per credere). Ma io sono fatto in modo diverso. Io ho bisogno di ‘nuovo’, anzi di ‘New’. New Zealand.


Vivere

Voglio vivere con tutta la passione possibile, quella celata e soffocata, in ogni cellula del mio corpo e della mia anima.

Voglio espandermi nell’universo, sentirmi parte di esso, un minuscolo puntino in una gigantesca presenza.



Voglio vivere secondo per secondo, nella mia più piena consapevolezza.

Voglio sentire dentro di me l’innocenza dei 6 anni, la sfrontatezza dei 18 anni, e la maturità dei 35.

Voglio vivere chilometri sopra il cielo, perché
tre metri non mi bastano, non mi possono bastare.

Perché il cielo non ha limiti, perché voglio andare oltre i limiti e trovarmi affianco al Sole, in una luce abbagliante.

Voglio vivere, semplicemente, Con Tutto il Cuore.

Conflittualità

Che sia il testosterone? Potrebbe essere, visto che la maggior parte delle volte sono gli uomini a creare i conflitti. Curioso comunque che sia un ormone legato all'impotenza...
E
Condoleezza Rice (il padre con il suo nome intendeva “con dolcezza”…una donna ricchissima di qualità, ma temo comunque che il papà si sia confuso su quest’ultima), il segretario di stato americano dell’era “W Bush” allora? Non si spiegherebbe questa associazione della conflittualità con una donna.
Fugando illazioni circa la sua
omosessualità, che ci sentiremmo comunque di rispettare, direi che non può essere solo questo ormone cosi ‘incazzoso’.
Deve essere qualcosa nella testa degli uomini, qualcosa di ancestrale che si sarebbe dovuto perdere, almeno per gran parte, quando in tempi antichi abbiamo perso la
coda.
Invece vive e prolifera tra gli uomini. Maschi in particolare, si diceva.
Alcuni la imputano come conseguenza di una forte passionalità, come dire che se vivi con tutto il cuore, prima o poi capiterà di entrare in conflitto con qualcuno. Il prezzo da pagare insomma.
Io non mi trovo molto d’accordo.



Penso che dove ci sia infelicità, povertà, ignoranza, arroganza, sete di potere (e non necessariamente tutte contemporaneamente), ci sia conflittualità.
Un uomo tradito. Ecco l’infelicità e quindi la violenza.
Un popolo che ha fame, quindi povertà, ed ecco la guerra.
Un paese ricco di petrolio, quindi la sete di potere, ed ecco la ‘democrazia’ imposta con la forza.
In alcuni paesi o semplicemente in alcune zone, diventa la compagna di giochi dei bambini.
Quando diventano adulti…si trasforma in cronaca sui giornali.
Veramente non si può fare niente di diverso con il cuore?






“L’adrenalina non mi è ancora scesa: mezz’ora fa, all’uscita del Tombon in via San Marco, ho urtato un ragazzo vicino alla porta, facendogli versare addosso il contenuto del bicchiere che teneva in mano. Io ero troppo ubriaco per accorgermi che aveva iniziato a urlarmi contro, ma Claudio che era subito dietro a me, no.
Al solito è stato tutto troppo veloce per ricordare i dettagli, ma nella testa mi risuona ancora l’eco di frammenti di suoni e immagini: l’urlo acuto di una ragazza, Claudio che si muove come una furia, un tizio steso tra due macchine, un portacenere che sbatto contro la faccia di qualcuno, un altro tizio per terra di fronte all’ingresso che si tiene la pancia, gli sguardi impauriti di un gruppo immobile sulla sinistra e la luce intermittente degli stop delle auto mentre corriamo via.
Sorrido come in preda a una paresi e gesticolo per salutare tutti quelli che incontro. Ho bisogno di bere…”

Migrazioni

Sono circa nove mesi che sto cercando il modo di far entrare LEGALMENTE una persona in Italia, senza alcun risultato. Ho conosciuto Dinesh, un nome di fantasia, nel suo paese, lo Sri Lanka, quando lavoravo anche io dalle parti di Colombo, la capitale.

Dinesh lavorava per me, in modo molto professionale e con il passare del tempo siamo diventati buoni amici. L'anno scorso, la società per la quale lavorava ha chiuso e Dinesh si è trovato senza lavoro, con una moglie e una bambina da sostenere e senza l'aiuto della famiglia, spazzata via dallo Tsunami del 2004.

Io e alcuni amici, siamo disposti ad aiutare persone come Dinesh, che vorrebbero venire in Italia per ricominciare. Persone oneste, con spirito imprenditoriale, con la voglia di rimboccarsi le maniche senza chiedere nulla a nessuno. Ma da noi è impossibile.

Pur avendo Dinesh un lavoro pronto per lui, con tutte le carte in regola, la legge italiana non gli permette di ottenere un visto perché non è già nel nostro paese. Ma se ci fosse, potrebbe esserci soltanto illegalmente, dal momento che il visto non lo può ottenere prima di venire da noi. E' questa la modalità congeniata dai nostri politici. Alimentare il traffico di clandestini per poi sanare quelli con un lavoro? In questo modo non solo si foraggiano organizzazioni criminali che prosperano sulle sofferenze altrui, ma si selezionano anche le persone più inclini a non rispettare le regole e le leggi, quelle che sono disposte a tutto per raggiungere i propri obiettivi. E' questa la società che vogliamo costruire?

Cosa c'entra tutto questo con il nostro blog?

C'entra, perché è proprio questo che significa vivere con tutto il cuore. Farsi carico dei problemi degli amici, aiutarli nei momenti di difficoltà, lottare contro i mulini a vento per realizzare un sogno di giustizia e fratellanza.

"Mi volto per nascondere la mia vergogna e ricomincio a correre verso il sole. E poi accade. L’orgoglio ferito per aver accettato i soldi dai miei genitori, la frustrazione repressa per un figlio che non avrei voluto, l’incertezza di una nuova vita che ancora non ha forma, tutti gli ostacoli di chi cammina da solo in un mondo straniero si liberano con uno schianto dalle catene del mio subconscio invadendomi la testa. Mi siedo sulla sabbia, le ginocchia al petto, e lascio che le lacrime si formino piano, bruciando, negli occhi. Guardo l’oceano lambire monotono la spiaggia e piango tutti i pianti che non ho saputo piangere da quando sono qui in America. "

Delusioni

non ti fidare mai delle donne, sono capaci di dirti che soffrono tantissimo - dentro - e anche se stanno ridendo, attorniate da mille persone, anche se si destreggiano alla perfezione tra le battute e le allusioni di chi le circonda, dentro di loro sono distrutte. Con tutto il cuore.

loro piangono, tantissimo, ogni volta che si allontanano, che vanno in bagno. perché credi che se ne vadano tanto spesso. sono ferite quanto me. e solo perché sono in grado di mettersi una maschera pensi che non soffrano. anche se tornando dalla loro pausa sembrano appena tornate da uno spettacolo di Beppe Grillo, non ti lasciare ingannare. la morte interiore che provano è mille volte superiore alla tua, solo che tu non puoi capire.

cosa voglio capire, in fondo, io che quando sono triste ho una faccia triste e quando rido raggrinzisco tutta la faccia. cosa posso capire delle donne, io che non sono capace di fingere con gli altri, io che affliggo chi mi sta attorno con il mio umore ballerino. sono veramente stupido a pensare che i sentimenti non si possano reprimere se sono immensi. che idiota, io che pensavo che vivere senza lasciarsi irretire dagli schemi di questa società volesse anche dire essere spontanei con tutti, ritrovare una dimensione diretta, di contatti più veri e non mediati.

doppiamente stupido a credere alle favole dell'amicizia che ci aiuta a superare gli ostacoli, dell'amico che si sacrifica solo perché ci vuole bene. e non lo fa di nascosto, in modi incomprensibili che si rivoltano contro di noi. ma è aperto e ci fa capire che si sacrifica per noi, perché anche questo vuol dire essere amici, saper gioire dei sacrifici fatti per noi. perché all'altro fanno piacere. se poi sono le donne a voler essere amiche, allora scusate, ma devo abdicare dalla mia posizione di esperto in materia. perché loro sono disposte a tutto per me.

c'è perfino chi lascerebbe una carriera avviata, se solo ci fossero quelle introvabili tenui speranze che lo sforzo potesse riuscire. guai a lasciarsi travolgere dalle utopie, a pensare che il solo fatto di muoversi per aiutare qualcuno abbia già in se una valenza positiva. ma dove vivo. ma lo so che viviamo in una società result-oriented o sono rimasto in cantina fino ad oggi. che scopo ha sacrificarsi se non si hanno almeno il 33% di possibilità di riuscita. perché combattere contro i mulini a vento se i sondaggi ci sono sfavorevoli.

La Formula

"Con Tutto il Cuore" è la ricerca dell'armonia nel caos, dell'equilibrio nella tempesta, della certezza nell'incertezza.

E' una ricerca di fragili equilibri sulla Terra, ma che trovano solide basi nell'Universo.

Quindi, che cosa rappresenta questa Formula?


Per chi non resistesse alla tentazione di sapere subito cosa significa, ci sono due alternative: aspettare tre giorni per il mio prossimo post o aspettare tre mesi per l'uscita di "Con Tutto il Cuore".


Vivere con tutto il cuore

Qualcuno sta ancora mangiando attorno al bancone della cucina, gli altri sono attorno al pianoforte a cantare, mentre il padrone di casa suona di tutto, dai Guns 'n Roses a Battisti, da Capossela a Frank Sinatra.

Scivolo via, sul soppalco di questo grande loft e accendo il laptop. Non voglio isolarmi dalla festa, ma questa idea la voglio scrivere adesso, prima che il vino e il casino me la facciano dimenticare.

Perché con tutto il cuore (CTC), cosa vuol dire? Non vuol certo dire rintanarsi lontano dalla gente, con un laptop in mano, a distillare pensieri. Con tutto il cuore e' il modo in cui abbiamo scelto di vivere noi tre.

Non solo noi. E neanche per primi. Ma lo abbiamo fatto.

E' la ricerca della felicita', quella vera. Quella che non ti accompagna per tutta la vita, perché esplode nel lampo trepidante di un momento. Quella che non e' ascetica assenza di desidero, ma non e' neanche soddisfazione epicurea di ogni voglia.

E' la consapevolezza di vivere un istante per il quale si può dire: "Oggi e' valsa la pena vivere". La ricerca della felicita' e' la continua ricerca di questi istanti.

Adesso spengo tutto e torno giù, perché oggi questo istante non l'ho ancora trovato e non voglio sprecare nemmeno un giorno della mia vita senza assaporarla con tutto il cuore.


“Ti è andata bene”, mi rimprovera. Poi, sporgendosi in avanti, “Hai ventisei punti sulla fronte, sopracciglio e guancia sinistra. Il naso e due costole rotte. Senza contare quelle incrinate. Avresti potuto perdere un occhio. Tutto per una stupidissima gara del cavolo.” Mi guarda con fare serioso, ma subito il volto le si riaccende in uno splendido sorriso, “adesso, però, sembri capitan Harlock!”, e scoppia in una risata leggera e contagiosa.
“Che male, non farmi più ridere ti prego”, dico portandomi le mani al petto.
Uno spicchio di luce, filtrata dal pergolato di bougainville, le dipinge il volto di sole. Gli occhi verdi splendono di riflessi misteriosi, sopra un sorriso che brilla di bianco e di allegria sulla pelle abbronzata.

Tre amici

Come inizia il blog di tre amici così diversi tra di loro che a volte vorrebbero (e hanno anche provato a farlo) colpirsi vicendevolmente in faccia con una mazza chiodata, ma che da quasi vent’anni (con intervalli più o meno lunghi di isolamento) condividono tutto (a parte le donne, ossia le donne quasi mai, anche se in passato…) e finiscono sempre per ritrovarsi a fare qualche zingarata assieme?

Io, invece, lo farei iniziare come è iniziata la nostra amicizia. Di colpo, senza transizioni, un giorno lontano, a una festa pazzesca. Me li sono trovati davanti, Giulio e Andy, due figli di papà, di quelli convinti, che avrei voluto schiaffeggiare istantaneamente e per un tempo prolungato.

Ma poi ho deciso di non giudicare e lasciare che la vita mi raccontasse chi erano davvero. E così faranno adesso le nostre parole.