Incomprensioni
Abbiamo scritto un libro. Ci abbiamo messo 4 anni per scriverlo tutto, rileggerlo, dargli una forma compiuta. E' stato un percorso bellissimo. Lavorare assieme a veri amici, confrontarsi, creare, aiutarsi. A volte litigare, anche accanitamente, perché quando sono in ballo le emozioni, i sentimenti, il vissuto personale non si è disposti a lasciar passare nulla, perché tutto è importantissimo, tutto ha una valenza profonda, legata all'esistenza più intima. Ma è stato bello proprio per questo. Perché erano sensazioni vere, immediate, e confrontandosi siamo cresciuti. Molto di più di quanto ce ne rendiamo conto.
Comunque, questo libro, per fortuna o per bravura, ha trovato un editore. Uno di quelli con la E maiuscola. E tra pochissime settimane vedrà la luce.
Tutto questo è stato già ampiamente celebrato (la firma del contratto con l'editore è stato un momento che non dimenticheremo facilmente) un po' di tempo fa. Ma adesso il libro è stato stampato e uscirà in libreria. E ovviamente non possiamo esimerci dal celebrare nuovamente.
Saranno celebrazioni che preludono ad altro lavoro. Ora che il libro è diventato realtà, proveremo a vedere anche se riusciamo a venderlo, impegnandoci in prima persona per promuoverlo, raccontarlo, farlo conoscere. Ovviamente non può mancare una presenza online, con i relativi grafici, htmlisti, ecc. Proprio nella ricerca di una di queste figure, purtroppo, si sono intrecciate troppe esigenze. Abbiamo cercato di avvalerci di amici e forse questo è stato un passo falso.
Quando si è amici davvero (quindi amico con amico, non amico con amica, che come sappiamo tutti è un'amicizia illusoria fondata su altri presupposti) si può litigare fino al punto in cui sembra che tutto si sia frantumato, per poi rinascere, come la fenice, più amici che mai. Invece, quando l'amicizia è lasca, intrecciarla con altri interessi (l'esigenza di un sito fatto professionalmente, per esempio) porta a ledere sia l'amicizia che il resto. E purtroppo questo si è prontamente avverato.
Ho Paura
Paura di uscire, di stare solo, di stare in compagnia.
Paura di non trovare un lavoro, paura di mandare un cv, paura di un colloquio di selezione.
Questo mondo mi fa paura, non trovo più in esso un motivo per andare avanti.
Sento solo questa paura dentro di me, che mi rende talmente fragile da essere incapace di pensare, di muovermi, di agire.
Vorrei esistesse una pillola contro la paura, non un ansiolitico, no di quelli ne prendo già abbastanza e sono quasi sempre fuori scala.
So che questa pillola non c'è, so che devo trovare dentro di me il coraggio di andare avanti quando tutto mi si è rivoltato contro.
Ho paura di perdere gli amici, di perdere la mia famiglia.
Stranamente, l'unica cosa di cui non ho paura è la morte.
La accoglierei come un dono, addormentarmi stanotte e andarmene nel sonno.
Ma nello stesso tempo non voglio morire, mi sento già morto dentro, la morte fisica sarebbe solo un dettaglio trascurabile, le mie ceneri sparse a Ras Mohammed, nel parco marino dove ho fatto la mia prima immersione, il battesimo del mare.
Nello stesso tempo voglio vivere, non so come nè quando nè dove nè con chi.
Voglio vivere, non so se Con Tutto il Cuore o con solo un pezzettino di esso.
Ma voglio vivere, con tutte le lacrime che sgorgano adesso.
Questione Morale?!?
Sono a un passo dal ricevere un bel calcio nel sedere dalla società che mi da lavoro ma continua a impegnarmi come se non fosse cambiato nulla. Anzi, oggi ho chiuso due bei contratti che porteranno tanti milioncini di euro nelle tasche degli azionisti...
Mi domando se è colpa di chi mi ha educato che mi ha inculcato nella testa un'etica troppo rigida e un senso del dovere esagerato. Oppure si tratta proprio di essere scemi e basta.
?
Imbarazzo
Lui è più alto di me, è più ricco, più bello, vestito meglio, fortunatissimo, ed è anche il mio capo.
"E' uno scherzo, vero?" gli chiedo, con tono supplicante per lasciargli una via di fuga, un modo per salvarsi ancora la faccia. Ma lui insiste.
"No, mi sono innamorato veramente."
Biascica, a causa del troppo vino che gli ha anche macchiato i denti di rosso scuro. Dall'altra parte della sala sua moglie, la sua bellissima, biondissima ed elegantissima moglie sta parlando con altri colleghi. Incrocia il mio sguardo e mi fa un cenno di saluto. Sorrido come un ebete. Al fianco della moglie Alice, giovane, allegra, semplice, lavora per me ed è la passione segreta del mio capo.
Mi saluta anche lei e le mie orecchie si infuocano d'imbarazzo.
"Adesso glielo dico. Aspetto che si sposti da lì e glielo dico."
Alla festa Aziendale? Il mio capo vuole dire a una ragazzina di venticinque anni, durante al festa di Natale della nostra società, che si è innamorato di lei, mentre sua moglie e i suoi colleghi bevono e ballano tutto attorno?!? Ma perché sta succedendo a me?
E io cosa devo fare? Fregarmene, dissuaderlo, aiutarlo?
Cazzo e già Natale!
OK, diciamo che ne ho realizzati pochi. Ma ho le mie buone ragioni. Infatti ho cambiato obiettivi e mi sono dovuto adattare a nuove condizioni che hanno reso i miei precedenti proposti obsoleti. Insomma, mi sono dimostrato flessibile e capace di adeguarsi.
Però in fondo non mi sento del tutto realizzato. Anzi. Mi sembra di aver corso un po' in circolo, soprattutto per la parte finale del 2008, senza arrivare da nessuna parte. Ero partito bene però. Avevo un piano. Avevo un obiettivo. Avevo delle deadline.
Poi questa maledetta crisi finanziaria ha mandato tutto a puttane (n.d.r. per il 2009 mi propongo di usare meno parolacce nel blog). Addio cambio di lavoro, addio possibilità di integrare passione e professione, addio nuove prospettive che integrano il sociale nell'ottica di bottom line (= profitto, o l'ultima linea del conto economico).
Adesso non rimane che aspettare un po' che la bufera passi e si aprano nuove opportunità. In fondo, ci hanno sempre insegnato che dietro ogni crisi si nascondono mille opportunità. Chi non ha visto da qualche parte l'ideogramma cinese per crisi, che si compone di due elementi: rischio e opportunità.
Nel frattempo rimangono le mille altre occasioni che giustificano un sano: cazzo è già Natale: i regali, i pranzi coi parenti, le cene aziendali, i chioschi delle onlus, la gente coi pacchi, il buonismo nauseante, il capodanno, i fuochi d'artificio e i relativi feriti al sud, gli alberi con le palle, le lucine tristi e mezze spente, la neve sporca in città, e soprattutto le onnipresenti canzoncine natalizie.
Migrazioni
Dinesh lavorava per me, in modo molto professionale e con il passare del tempo siamo diventati buoni amici. L'anno scorso, la società per la quale lavorava ha chiuso e Dinesh si è trovato senza lavoro, con una moglie e una bambina da sostenere e senza l'aiuto della famiglia, spazzata via dallo Tsunami del 2004.
Io e alcuni amici, siamo disposti ad aiutare persone come Dinesh, che vorrebbero venire in Italia per ricominciare. Persone oneste, con spirito imprenditoriale, con la voglia di rimboccarsi le maniche senza chiedere nulla a nessuno. Ma da noi è impossibile.
Pur avendo Dinesh un lavoro pronto per lui, con tutte le carte in regola, la legge italiana non gli permette di ottenere un visto perché non è già nel nostro paese. Ma se ci fosse, potrebbe esserci soltanto illegalmente, dal momento che il visto non lo può ottenere prima di venire da noi. E' questa la modalità congeniata dai nostri politici. Alimentare il traffico di clandestini per poi sanare quelli con un lavoro? In questo modo non solo si foraggiano organizzazioni criminali che prosperano sulle sofferenze altrui, ma si selezionano anche le persone più inclini a non rispettare le regole e le leggi, quelle che sono disposte a tutto per raggiungere i propri obiettivi. E' questa la società che vogliamo costruire?
Cosa c'entra tutto questo con il nostro blog?
C'entra, perché è proprio questo che significa vivere con tutto il cuore. Farsi carico dei problemi degli amici, aiutarli nei momenti di difficoltà, lottare contro i mulini a vento per realizzare un sogno di giustizia e fratellanza.
"Mi volto per nascondere la mia vergogna e ricomincio a correre verso il sole. E poi accade. L’orgoglio ferito per aver accettato i soldi dai miei genitori, la frustrazione repressa per un figlio che non avrei voluto, l’incertezza di una nuova vita che ancora non ha forma, tutti gli ostacoli di chi cammina da solo in un mondo straniero si liberano con uno schianto dalle catene del mio subconscio invadendomi la testa. Mi siedo sulla sabbia, le ginocchia al petto, e lascio che le lacrime si formino piano, bruciando, negli occhi. Guardo l’oceano lambire monotono la spiaggia e piango tutti i pianti che non ho saputo piangere da quando sono qui in America. "
Delusioni
loro piangono, tantissimo, ogni volta che si allontanano, che vanno in bagno. perché credi che se ne vadano tanto spesso. sono ferite quanto me. e solo perché sono in grado di mettersi una maschera pensi che non soffrano. anche se tornando dalla loro pausa sembrano appena tornate da uno spettacolo di Beppe Grillo, non ti lasciare ingannare. la morte interiore che provano è mille volte superiore alla tua, solo che tu non puoi capire.
cosa voglio capire, in fondo, io che quando sono triste ho una faccia triste e quando rido raggrinzisco tutta la faccia. cosa posso capire delle donne, io che non sono capace di fingere con gli altri, io che affliggo chi mi sta attorno con il mio umore ballerino. sono veramente stupido a pensare che i sentimenti non si possano reprimere se sono immensi. che idiota, io che pensavo che vivere senza lasciarsi irretire dagli schemi di questa società volesse anche dire essere spontanei con tutti, ritrovare una dimensione diretta, di contatti più veri e non mediati.
doppiamente stupido a credere alle favole dell'amicizia che ci aiuta a superare gli ostacoli, dell'amico che si sacrifica solo perché ci vuole bene. e non lo fa di nascosto, in modi incomprensibili che si rivoltano contro di noi. ma è aperto e ci fa capire che si sacrifica per noi, perché anche questo vuol dire essere amici, saper gioire dei sacrifici fatti per noi. perché all'altro fanno piacere. se poi sono le donne a voler essere amiche, allora scusate, ma devo abdicare dalla mia posizione di esperto in materia. perché loro sono disposte a tutto per me.
c'è perfino chi lascerebbe una carriera avviata, se solo ci fossero quelle introvabili tenui speranze che lo sforzo potesse riuscire. guai a lasciarsi travolgere dalle utopie, a pensare che il solo fatto di muoversi per aiutare qualcuno abbia già in se una valenza positiva. ma dove vivo. ma lo so che viviamo in una società result-oriented o sono rimasto in cantina fino ad oggi. che scopo ha sacrificarsi se non si hanno almeno il 33% di possibilità di riuscita. perché combattere contro i mulini a vento se i sondaggi ci sono sfavorevoli.